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Ghetto ebraico
via Mazzini e via Vignatagliata
La presenza ebraica è documentata a Ferrara sin dal XIII secolo; sotto il ducato di Borso ed Ercole I, grazie a precise garanzie di protezione, la comunità crebbe tantissimo, raggiungendo oltre 1500 persone. Con l’istituzione del ghetto nel 1627, nell’area attorno all’attuale via Mazzini, gli ebrei furono confinati al suo interno, separati dal resto della città da cinque cancelli che venivano richiusi ogni notte. I cancelli furono abbattuti solo nel 1848, con l’abolizione del ghetto; nonostante ciò la comunità ebraica continuò a vivere in questa area, acquisendo anche una certa importanza in città, al punto che, durante il fascismo, prima delle leggi razziali, Ferrara ebbe un podestà ebreo, Renzo Ravenna; ciò però non impedì le persecuzioni e le deportazioni.
Dalle oltre 2000 persone che costituivano la comunità nel 1938, oggi sono appena un centinaio le persone di religione ebraica in città, riunite intorno alla sinagoga di via Mazzini. L’edificio fu un dono del ricco banchiere romano Samuel Melli nel 1485, ed è tutt’ora intatta. All’esterno due lapidi ricordano le persecuzioni razziali. L’attuale sinagoga è in realtà formata dall’unione di tre altre sinagoghe di epoche diverse: l’ex-Tempio Ashkenazita, oggi usato per le cerimonie più solenni; l’ex-Tempio Italiano, usato per conferenze; e infine l’Oratorio Fanese, risalente al XIX secolo, utilizzato per i riti del sabato.
La sinagoga ospita inoltre il Museo Ebraico Italiano e della Shoah.

